No alla violenza contro gli operatori sanitari

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Articolo pubblicato il 11/10/2017 alle ore 15:54.
No alla violenza contro gli operatori sanitari 3
No alla violenza contro gli operatori sanitari 3

“Condanniamo la violenza. E’ inaccettabile che la violenza sia parte del lavoro di chi si prende cura del prossimo”. E’ lo slogan di una Campagna congiunta dell’ASL TO4, del Collegio IPASVI Provinciale di Torino e dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Torino contro la violenza nei confronti degli operatori. Campagna che è stata illustrata, martedì 10 ottobre, alla presenza dell’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, dottor Antonio Saitta. Il manifesto che è stato realizzato sarà affisso, in prima battuta, in tutte le strutture operative dell’ASL TO4, ma si sta già pensando a una diffusione successiva all’esterno dell’Azienda, per esempio nei Comuni. Diverse le relazioni che si sono susseguite nell’ambito della presentazione della Campagna: l’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta, il Direttore Generale dell’ASL TO4, Lorenzo Ardissone, la Presidente del Collegio IPASVI Provinciale di Torino, Maria Adele Schirru, il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Torino, Guido Giustetto, il Segretario regionale di Cittadinanzattiva Piemonte Onlus, Alessio Terzi. Il National Institute of Occupational Safety and Health (NIOSH) definisce la violenza nel posto di lavoro come “ogni aggressione fisica, comportamento minaccioso o abuso verbale che si verifica nel posto di lavoro”. La violenza sul luogo di lavoro è ormai universalmente riconosciuta come un importante problema di salute pubblica nel mondo (World Health Organization, 2002) e il rischio di subire aggressioni è più elevato per gli operatori sanitari rispetto ad altri lavoratori che operano in contatto diretto con l’utenza. La letteratura internazionale sull’argomento mette in evidenza le preoccupanti dimensioni del fenomeno, che rimane comunque tendenzialmente sottostimato a causa della scarsa propensione a denunciare gli episodi di violenza da parte degli operatori sanitari. Pur sottostimate, le aggressioni sono al quarto posto tra i 16 eventi sentinella segnalati nel IV e nel V Rapporto (2005-2012) del Protocollo di monitoraggio degli eventi sentinella del Ministero della Salute. “Da parte nostra stiamo agendo su più fronti per fronteggiare il problema della violenza nei confronti degli operatori – commenta il Direttore Generale dell’ASL TO4, Lorenzo Ardissone. Abbiamo identificato i fattori di rischio per la sicurezza del personale ospedaliero e stiamo attuando le opportune strategie preventive, che vanno dalla definizione di disposizioni sulla chiusura serale dei reparti e sulla chiusura notturna degli accessi ai presidi ospedalieri a misure di tipo tecnologico, come l’installazione di ulteriori citofoni per l’accesso regolato nei reparti fuori dagli orari di visita e di ulteriori dispositivi di videosorveglianza, e alla sperimentazione di forme di potenziamento della guardiania”. Il tema della sicurezza è sicuramente fondamentale, ma non è l’unico – aggiunge il dottor Ardissone. Da tempo, per esempio, ci occupiamo della formazione continua degli operatori sugli aspetti della comunicazione e della relazione di aiuto nei confronti delle persone assistite. Allo stesso tempo, però, è importante comunicare con fermezza agli utenti, agli accompagnatori e al personale che gli atti di violenza non sono permessi o tollerati. Per la diffusione di questo messaggio è strategica l’alleanza sia con i Rappresentanti delle professioni infermieristica e medica, quali il Collegio IPASVI e l’Ordine dei Medici, sia con i Rappresentanti dei cittadini, come Cittadinanzattiva. Senza dimenticare che la prevenzione della violenza nei confronti degli operatori passa anche attraverso un migliore coordinamento con le Forze dell’Ordine e la collaborazione degli organi di informazione”. La violenza contro gli operatori è, infatti, alimentata anche dal clima generale. Si stanno affermando messaggi culturali che inducono la popolazione a coltivare una rabbia crescente verso gli operatori delle strutture sanitarie. A questo concorrono le notizie spesso scandalistiche sui servizi sanitari, che creano a priori un’aspettativa negativa nei confronti dei servizi stessi. Aspettativa negativa che a sua volta fomenta la frustrazione e la rabbia e mina il rapporto di fiducia tra cittadini e operatori.

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