Casa Pound all'attacco: "Basta finti profughi"

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Articolo pubblicato il 06/07/2017 alle ore 12:04.
Casa Pound all'attacco: "Basta finti profughi" 2
Casa Pound all'attacco: "Basta finti profughi" 2

Continua a far molto discutere il caso dei migranti, che sarebbero dovuti arrivare in una palazzina di via Buffa a Castellamonte. "Basta finti profughi" è la scritta riportata su un grande striscione affisso, nella notte, nella città della Ceramica. Si tratta di un'azione di Casa Pound Italia che ha preso posizione in ordine all'arrivo di presunti profughi nella zona. Igor Bosonin, portavoce della sezione canavesana di CasaPound, spiega le ragioni del gesto:"Le istituzioni stanno continuando a smistare finti profughi sul territorio dell'eporediese. Sono piccoli paesi al di sotto dei diecimila abitanti, già al collasso e senza possibilità di ospitare clandestini per riempire le tasche delle cooperative, padroni del business dell'accoglienza. I cittadini hanno già espresso, scendendo spontaneamente in strada lunedì, la loro volontà di non accettare altri immigrati. Noi siamo a fianco dei cittadini e pronti a difendere le loro ragioni". Matteo Rossino, responsabile provinciale del movimento, aggiunge:"Il Canavese è un'area importante, che negli ultimi anni è cresciuta anche turisticamente. I soldi sprecati per questi finti profughi dovrebbero essere spesi per migliorare la città e la vita dei residenti. Il fatto che aspettino la notte per assegnare case inagibili ai migranti significa che prefettura e amministrazione hanno qualcosa da nascondere." Marco Racca, coordinatore regionale di CasaPound, non usa mezze parole:"Non mi stupisce che la rabbia stia crescendo. La nostra posizione è chiara 'Basta profughi, basta immigrazione'. Solo una minima parte dell'immensa mole di persone che ogni giorno sbarca in Italia ha diritto di godere dello status di rifugiato e profugo. Tutti gli altri, ossia il 95% degli immigrati che hanno preso d'assalto l'Italia, sono clandestini che vengono in Italia ed in Europa sperando di migliorare le loro condizioni economiche a discapito degli italiani”.

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