Lo molesta con messaggi e pupazzi sul parabrezza dell'auto

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Articolo pubblicato il 27/04/2017 alle ore 08:55.
Lo molesta con messaggi e pupazzi sul parabrezza dell'auto 3
Lo molesta con messaggi e pupazzi sul parabrezza dell'auto 3

E' stata rinviata a giudizio con l'accusa di molestie Valeria C.  quarantacinquenne residente in città che per mesi avrebbe continuato ad avere attenzioni adolescenziali nei confronti di un vicino di casa, che non gradendo affatto, ha deciso di recarsi nelle stazione dei carabinieri di Caselle Torinese, per sporgere una querela e due successive integrazioni nei confronti della donna, che riempiva il parabrezza della sua auto con letterine profumare e pupazzetti.
«Conosco la signora da tanti anni perché abita di fronte a casa di mia madre – ha spiegato l'uomo al giudice Ludovico Morello – Inizialmente buttavo le lettere, ma ad un certo punto esasperato ho iniziato a conservarle. Sui fogli che profumava e decorava con i brillantini, scriveva che io gli interessavo perché gli piacevo come persona. Per far cessare questa situazione, ho parlato con la madre spiegandole cosa stava succedendo. La signora mi ha risposto che non ne sapeva nulla e che ne avrebbe parlato con la figlia. Purtroppo non è servito a nulla, per questo mi sono rivolto alle forze dell'ordine sperando che almeno loro potessero far qualcosa. In un caso ho visto Valeria che metteva la lettera sulla mia auto erano circa le tre del mattino, in altre occasioni sia io che la mia fidanzata l'abbiamo vista che ci spiava con un cannocchiale dalla sua abitazione. Ero preoccupato per la situazione, anche perché in alcune missive faceva riferimento ad alcuni miei familiari. In altri casi venivano citati delle mie amiche che lei non conosceva e mi chiedeva di non frequentare con riferimenti alla loro conformazione fisica poco rispettosi. Insomma, era chiaro che mi spiava e questo non mi faceva star tranquillo. Dopo le lettere sono iniziati i messaggi con un profilo falso sul social network Facebook. Ho capito che ne era lei l'autrice e l'ho bloccata. Una situazione che si è protratta fino al luglio del 2014».
La donna in aula ha voluto fare delle spontanee dichiarazioni nelle quali ha spiegato che i messaggi in realtà non erano rivolti all'uomo che ha sporto denuncia, ma ad un signore che stava frequentando in quel momento. Ma se davvero avesse sbagliato l'auto perché i suoi messaggi sarebbero arrivati anche al profilo Facebook della parte offesa?
Il verdetto verrà pronunciato tra qualche settimana nel tribunale d'Ivrea dal giudice Ludovico Morello.

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